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La svolta giovane e trendy del Vinitaly, quasi per tutti

Si nota che c’è un’aria nuova nella rassegna Internazionale più importante del mondo dedicata al vino. Si respira freschezza e tangibile cambiamento.

L’enorme successo della rassegna Vinitaly 2018 è testimoniato dal numero di espositori e buyer, provenienti da ogni regione della terra, ma al di là dei numeri che sono importanti, ma freddi, la vera novità è costituita dal desiderio di rinnovamento e ricambio generazionale. Anche le aziende più titolate e riconosciute, hanno saputo arretrare la potenza dei loro blasoni per presentarsi in modo più fresco: negli stand si sono visti moltissimi trentenni, quarantenni e donne, mentre si sono accomodate in seconda fila le volpi grigie. Anche il pubblico interessato e attento, si presentava coerente con questa nuova generazione e, visto il prezzo del biglietto, certamente quelle presenti sono le generazioni che porteranno al successo i nostri vini e, soprattutto, le nuove proposte in trend.

L’immediatezza e la capacità di dar vigore allo story-telling è evidentissimo nelle nuove etichette, molto più interessanti dal punto di vista estetico, della leggibilità e del design. Pensate per una comunicazione adatta ai social e le applicazioni in rete, dove possono rivelarsi impattanti, ben oltre la visibilità a scaffale che, ormai, si è spostata sull’e-commerce. Una comunicazione scaltra, veloce, dinamica, in alcuni casi aggressiva, per prodotti che hanno saputo rinsaldare la tradizione e i legami col territorio, senza farli diventare l’unico vincolo o claim promozionale ormai sazio. Una ricerca che crea un riuscito ossimoro, tra tradizione e modernità.

Credits: http://www.ferraritrento.it/cantine-ferrari-vinitaly-2017

Si sono viste tecnologie avveniristiche, applicate alla realizzazione di vini che hanno saputo sposare la filosofia green, dove il biologico e il naturale hanno avuto un autentico boom in questa edizione del Vinitaly. Il mercato richiede vini che sappiano comunicare una re-generation territoriale, con bassi consumi energetici, e molta attenzione ai processi naturali della coltivazione e lavorazione delle uve, anche con vinificazioni inconsuete e rispettose di tutte le dinamiche bio. Un padiglione dedicato, iper-affollato dove la presenza giovane la faceva da padrone, gli esperti e attenti cultori impegnati in verticali e degustazioni specifiche, da sold-out assoluto.

Folta la presenza di celebrità dello spettacolo, della moda o della politica, che si sono presentati come produttori, dando valore ad una personale brand extension. Il valore e la qualità dei vini proposti da questi vignerons, quasi hobbisti, è aumentata negli anni grazie al supporto professionale di enologi e sommelier di grande esperienza: non più un attaccamento fashion, ma un impegno da imprenditori che ritornano al paese di origine, dopo il successo, per sviluppare una politica di marca propria e, in taluni casi, un innalzamento reale del potenziale identitario del territorio.

Credits: https://www.fivi.it/fivi-a-vinitaly-lunione-fa-la-forza

Diverse aziende hanno studiato un rinnovamento, non solo estetico, che portasse a un riposizionamento e una ricollocazione del brand e delle linee di prodotto dei vini non sempre così azzeccato o, meglio, che ci ha lasciati davvero perplessi. Come esempio vogliamo citare l’esperienza di Eurospin, che sta riqualificando una linea di vini a proprio marchio, sotto la supervisione di Luca Gardini, miglior sommelier del mondo 2010. Certamente lo stand semi-deserto nonostante il pienone qualche quesito ce lo pone: quanta autenticità in queste proposte, nonostante la garanzia altisonante del sommelier, e non solo profumo di puro marketing?

Sorprendente infine il numero di reti create dalle micro-aziende del vino, talune in modo informale, altre più conformate. La capacità di unire le forze per una penetrazione più forte sui mercati internazionali, servirà, negli intenti dichiarati, a creare un valore aggiunto e a far uscire dalle loro nicchie, le aziende che non possono usufruire di reti commerciali e di capacità di export, in mercati dove l’aggressività dei grandi nomi e di altre nazioni si fa sentire.

Visitando il padiglione del Trentino abbiamo notato una straordinaria proposta esaltante di alcune  cantine più forti e di alcuni vignaioli particolarmente innovativi. Nonostante fosse presente con tutta la sua capacità produttiva, il Trentino si è fatto sorprendere dalla dinamicità e freschezza delle proposte delle altre regioni o continenti, risultando, al confronto, un po’ troppo appiattito e sottotono rispetto a edizioni precedenti. Un po’ superato lo stand monocromatico ormai in uso da anni, poca comunicazione innovativa e multimediale, la presenza istituzionale più di facciata che di sostanza o almeno, poco convincente sui valori territoriali. Un vero peccato. Perché il Trentino appare così lontano dalla frizzantezza delle bollicine Trentodoc? Perché non approfittare pienamente del trend positivo life-style di montagna?

Emanuela Corradini & Luigi Gigi Carnevali